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Ouzo: caratteristiche, storia e ingredienti del liquore greco

Che cos’è l’ouzo?

Una piccola bottiglia di ouzo in Grecia

L’ouzo (in greco scritto “ούζο”) è un tipo di distillato secco, ovvero un distallato alcolico ottenuto mediante la distillazione di un liquido di tipo zuccherino (di solito un distillato dell’uva, anche se in alcuni casi è segnalato anche l’uso di grano) sottoposto a fermentazione, tipico della Grecia.

Caratteristiche dell’ouzo

L’ouzo viene solitamente aromatizzato con l’anice, e il suo sapore viene frequentemente paragonato a quello di altri liquori come il sambuca, il rakı, l’arak, l’anís ed il pastis.

Una bevanda italiana simile all’ouzo è il “Pallini Mistrà”.

La gradazione alcolica dell’ouzo va all’incirca da 38 a 50 gradi; per quanto riguarda il colore tende a essere trasparente, leggermente biancastro, con lievi tonalità blu.

Quando viene aggiunta acqua all’ouzo si forma un emulsionamento spontaneo, chiamato spesso “effetto ouzo”, tramite cui la bevanda prende un colore più tendente al bianco.

Dove si produce l’ouzo in Grecia?

La “patria” dell’ouzo in Grecia è l’isola di Lesbo e quella di Chios, sebbene la bevanda venga prodotta, bevuta e consumata in tutta la Grecia, e in particolare nelle città di Plomari e di Agiasos.

Oltre alla Grecia, produzioni rilevanti di ouzo sono conosciute presso Cipro, dove l’ouzo viene impiegato anche per la produzione di un cocktail, che prende il nome di “ouzini”.

Cocktail con ouzo greco

Le ricette migliori di cocktail con ouzo greco prevedono l’uso di acqua fresca, spesso con cubetti di ghiaccio, succo di limone fresco e menta.

Alcune delle ricette più caratteristiche di cocktail a base di ouzo possono prevedere anche l’uso di ingredienti differenti, ma specialmente le ricette estive prediligono l’uso di agrumi.

Storia dell’ouzo

L’ouzo viene spesso considerato come un’acquavite ottenuta per la prima volta da una variazione dello tsipouro, un altro famoso distillato greco, probabilmente originato dalle preparazioni dei monaci del Monte Athos lungo il XIV secolo.

Tuttavia la storia dell’ouzo è ancora dibattuta, tanto che si discute se una bevanda simile non fosse già in circolazione lungo l’impero bizantino.

Ad ogni modo, sarà con l’impero ottomano che si diffonderà come bevanda anche al di fuori della Grecia, varcando le soglie dell’Anatolia.

Nonostante la sua diffusione anche al di fuori della Grecia, l’ouzo divenne celebre e particolarmente consumato, con una solida produzione, solamente con il volgere al suo termine della dominazione ottomana in Grecia.

La produzione migliorò in qualità e quantità con l’introduzione dei distillatori in rame, iniziata intorno al 1930, ancora in uso ai nostri giorni

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Nell’immagine, un distillatore in rame impiegato per la preparazione dell’ouzo. (Foto da Wikipedia).

 

Una delle distillerie “storiche” dell’ouzo in Grecia fu quella di Nikolaos Katsaros, fondata a Tyrnavos (in Tessaglia) intorno al 1856.

Un’accelerazione ulteriore al suo consumo venne in essere quando fu meno disponibile l’assenzio, nei primi anni del 1900, e l’ouzo venne riconosciuto come un ottimo sostituto da consumare, tanto da essere spesso preferito a quest’ultimo.

Origine della parola “ouzo”

L’origine del nome dell’ouzo è ancora oggi oggetto di contestazioni.

In particolare, secondo il parere del professore greco Alexander Philadelpheus (scritto in greco “Αλέξανδρος Θ. Φιλαδελφεύς”), vissuto tra il 1866 e il 1955, la parola “ouzo” potrebbe derivare dall’italiano “uso”, e in particolare dall’espressione “uso Massalia”: infatti pare che durante il 1800, quando i greci della Tessaglia erano soliti esportare bozzoli di seta a Marsiglia, i contenitori delle merci sarebbero stati contrassegnati con “uso Massalia” (ovvero “per essere usati a Marsiglia”).

Secondo i racconti favorevoli a questa versione italiana, questo sarebbe stato diffuso in particolare a partire da Tyrnavos, denominando la bevanza “uso Massalia”.

In realtà, sembra più probabile che la parola ouzo derivi dal turco, in particolare dalla parola “üzüm”, che significherebbe uva.

Legalmente, il regolamento europeo dal 1989, specifica che l’ouzo per essere denominato come tale deve essere prodotto esclusivamente in Grecia.

L’ouzo infatti è un prodotto denominato IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Come si produce l’ouzo?

Sebbene spesso sia usata l’uva fresca e l’uva passa (pigiata in mosto), vengono spesso citate anche altri tipi di basi per la produzione dell’ouzo, fra cui anche il grano.

La base dell’ouzo cambia in maniera considerevole, sebbene la più comune sia costituita da uva fresca e uva passita, a seconda della ricetta impiegata, che vede nuovi tipi di erbe e di frutti a seconda dei gusti, con una prevalenza aromatica data dall’anice.

L’essenza dell’aroma è data dalla tipologia di ricetta impiegata nella produzione dell’ouzo.

Altri aromi importanti spesso usati nella ricetta il chiodo di garofano, la liquirizia, la menta, il coriandolo, la radice di angelica, le nocciole, il cedro (in particolare i fiori), la cannella e il finocchio.

Per la preparazione di un ouzo di migliore qualità vengono spesso impiegati più processi di distillazione.

Al termine di questi processi di distillazione, viene aggiunta una quantità di acqua tale da portare la bevanda alla gradazione alcolica preferita.

Dove si beve l’ouzo?

Curiosamente, così come lo tsipouro è consumato spesso in appositi locali, denominati “tsipourerie”, anche l’ouzo viene consumato spesso all’interno di locali appositi chiamati “ouzeri” (in greco moderno scritto “ουζέρι”).

All’interno delle ouzerie la bevanda viene consumata spesso accompagnata da piatti di mare e da altri antipasti.

Naturalmente, nonostante i locali come le ouzerie siano il luogo più tradizionale per bere ouzo, è possibile trovarlo in vendita e consumarlo anche in altri luoghi.

“Ozuerie”, presso l’isola greca di Kos. (Immagine da Wikipedia).

Abbinamenti con l’ouzo

Solitamente l’ouzo viene abbinato a numerosi antipasti, in particolare di mare, come molluschi e crostacei, calamari, sardine e polpi, o altre tipologie di “mezedes” (“μεζέδες”).

Altri abbinamenti tipici sono i formaggi della Grecia (come la celebre feta), le olive greche, le verdure fritte.

Spesso l’ouzo viene servito con acqua e ghiaccio.

Ouzo con ghiaccio in un bicchiere
Un bicchiere di ouzo servito con ghiaccio.

A questo proposito è importante specificare che il colore bianco latte che ne deriva dalla miscela è del tutto naturale, dovuto al così detto “effetto ouzo”, causato da una divisione degli oli essenziali disciolti nell’alcol rispetto all’acqua.

A che temperatura servire l’ouzo?

Solitamente si raccomanda di servire l’ouzo freddo, in un bicchiere precedentemente raffreddato.

Chiaramente quando questo non fosse possibile, è pratica comune inserire del ghiaccio nella bevanda.

La gradazione alcolica dell’ouzo

L’ouzo presenta una gradazione alcolica che va dai 38 ai 50 gradi.

La gradazione a volte è percepita come “più pesante”, perché essendo una bevanda contenente molto zucchero, si caratterizza per un concreto ritardo nell’assorbimento dell’alcol, dando l’impressione che sia possibile consumarne in maniera maggiore, e determinando la comparsa “dei sintomi” dell’ubriacatura “improvvisamente”.

Pertanto, è fortemente sconsigliato bere ouzo senza mangiare qualcosa, restando a stomaco vuoto.

Nella Nella foto, degli shottini di ouzo. (Immagine da Wikipedia)

Come si pronuncia ouzo?

La pronuncia della parola ouzo ha un suono simile a “uzo”.

Come si scrive ouzo?

In greco moderno ouzo viene scritto ” ούζο”.

Cosa significa “ouzo”?

È probabile che ouzo derivi da “üzüm”, una parola turca che significa uva.

Perché l’ouzo diventa bianco?

Il motivo del cambio di colore dell’ouzo verso il bianco è dovuto al versamento di acqua nella bevanda e pertanto al così detto “effetto ouzo” mediante il quale gli oli disciolti nell’alcol si separano in quanto non possono sciogliersi nell’acqua.

Nel video seguente potete osservare come l’ouzo interagisca con l’acqua, rendendo bianco il colore della bevanda:

Come si beve l’ouzo?

L’ouzo va solitamente bevuto allungato con acqua, che può essere minore o maggiore a seconda del tipo di uso che si vuole fare dell’ouzo (meno acqua se usato come apertivo, più acqua se usato come digestivo).

Anche se può essere bevuto a temperatura ambiente, spesso vengono aggiunti uno o più cubetti di ghiaccio, specialmente durante l’estate.

Quando si beve l’ouzo?

L’ouzo si beve usualmente nella prima serata, non a notte fonda, possibilmente in piacevole compagnia, accompagnato da alcuni stuzzichini.

Quanta acqua si usa per l’ouzo?

L’ouzo (quando bevuto come digestivo alla fine di una cena) viene diluito con acqua, per una quantità che solitamente, se divisa in cinque parti, ne ha quattro d’acqua e una di ouzo.

Quando invece si vuole bere l’ouzo non come digestivo, ma come apertivo, si tende a “caricare” di più il bicchiere e mettere due sole parti d’acqua su un totale di cinque.

Non esistono per forza quantità “fisse e immutabili” di acqua da inserire nell’ouzo prima di berlo: è possibile usare una quantità d’acqua che rispecchi i propri gusti personali.

Esiste l’ouzo senza glutine?

Siccome la ricetta per la sua produzione può variare e includere numerosi ingredienti, fra cui alcuni contenenti ouzo, si consiglia di chiedere quest’informazione direttamente al produttore di ouzo che si sta valutando di consumare.

Qual è l’ouzo migliore?

Così come non è possibile definire “a prescindere” quale sia il vino greco migliore, non è possibile neanche stabilire quale sia “l’ouzo migliore”: esistono infatti molte ricette e tipologie di ouzo, e non è possibile stabilire quale sia il miglior distillato, almeno a prescindere, anche per il fatto che i gusti personali possono differire da persona a persona.

L’unica soluzione sembra essere quella di cambiare ogni tanto, di volta in volta, provando una nuova marca di ouzo, oppure rimanere fedeli a quella che si preferisce già, se si è convinti di aver trovato il meglio.


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